IO DONNA Corriere della sera

Affido: tutto quello che c’è da sapere 

La giornalista Cristina Lacava nel suo pezzo, riferendosi a Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma si sofferma soprattutto sulle parti che mettono in luce, nell’esperienza affido, le criticità di “una burocrazia da Paleozoico, la latitanza degli assistenti sociali e del tutore, le ore al telefono” affondando sul “prolungamento dell’affido, che dovrebbe durare due anni e invece diventa sine die, senza scadenza”. 

Questo diventa il focus centrale dell’articolo come del resto rimane il filo conduttore del libro stesso.

Io ho chiaro in mente cosa penso sul sine die🙂 e lei fedelmente lo ha riportato:

“La durata eccessiva snatura l’istituto, altera i rapporti, fa sì che il minore perda il senso d’appartenenza. Se il fine è il rientro, con il sine die si fallisce l’obiettivo. Da una parte, quindi, mantenere un ragazzino o una ragazzina a lungo nella stessa famiglia permette una stabilità affettiva e scolastica importante per chi non ne ha avuta. Dall’altra, significa anche una deresponsabilizzazione. Dei 190 bambini e ragazzi che seguiamo come associazione, tutti casi complessi, nessuno è tornato nella famiglia d’origine, che non è stata seguita a sufficienza. L’affido, ricordiamo, non è un’adozione, ma un sostegno importante in una determinata fase della vita. Non si diventa genitori di, e per le decisioni importanti – un sacramento, un vaccino – saranno quelli biologici, se titolati, a firmare”.

Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma è in tutte le librerie, ma se vuoi ricevere una copia con dedica personalizzata, e sostenere la campagna M’aMa sull’affido degli adolescenti fuori famiglia, scrivi una email a percorsimama@gmail.com

 

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