“Ogni cosa a casa è diversa: perfino il colore delle pareti non sembra più lo stesso. Eppure, nonostante tutto e tutti, dalla sera in cui la nostra famiglia si è allargata non mi sono più chiesta (per paura della risposta?) se questo nostro nuovo mondo fosse migliore o peggiore di quello di prima: compatti, io e mio marito andiamo avanti senza guardarci alle spalle, temerari e (in)coscienti, sappiamo che tornare sui nostri passi non è possibile. ”
3 adolescenti, tre mondi diversi… e la parola “silenzio” che sembra aver perso il suo significato.
Abitudini da incastrare, umori che cambiano più velocemente del meteo, playlist incomprensibili e un vocabolario che sembra arrivare da un pianeta parallelo.
Il risultato? Un caos continuo.
Ma nell’affido funziona così: tutto cambia. E lo si fa senza voltarsi indietro, perché una volta detto il primo “ciao”, non esiste il tasto “annulla”.
(nonostante ci sia qualcuno che sostenga che, davvero, quel ciao non l’ha mai detto😂).
E così nascono storie come quella di Babbioncina, Lagna Continua e Nevrotic: tre adolescenti fuori dalle righe, ma dentro le pagine di “Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma”, che trovi cliccando qui.
Sai perché dovresti leggerlo?
👉 Perché l’affido è una cosa serissima, ma non è vietato riderci sopra.
👉 E perché acquistando il libro, sostieni la campagna per l’affido degli adolescenti fuori famiglia.
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