AFFIDO: QUANDO IL RAGAZZINO TI STA ANTIPATICO. E NO, NON SEI UN MOSTRO


C’è una cosa che quasi nessun genitore affidatario osa dire ad alta voce.

Oddio…ma questo bambino è odioso, mi sta proprio antipatico!

E’ una frase che sento più spesso di quanto si possa immaginare, solo che quasi sempre mi viene sussurrata, tanto da doverla leggere dal labiale:)

Ma succede, capita e non c’è nulla di sbagliato a dirlo, non sei una brutta persona! Stai semplicemente vivendo una situazione di cui si parla troppo poco perché pare che non sia giusto viversela in questo modo. Perché nell’immaginario collettivo l’affido deve funzionare così e solo così: ti presentano il ragazzino, vi guardate negli occhi, braccia al collo e innamoramento all’unisono.

Peccato che nella vita reale quel bambino spesso arrivi a casa tua iperattivo, oppositivo, provocatorio, invada ogni spazio della casa, venga segnalato ogni due giorni dalla scuola, risponda male, sembra sfidarti in continuazione… e tu, invece di sentirti Maria Teresa di Calcutta, ti ritrovi a pensare: Ma che ho fatto di male per avere proprio lui?

Può succedere.

E non fa di te un mostro.

La simpatia non è un requisito dell’affido (e per fortuna! altrimenti migliaia di bambini resterebbero in comunità!)

L’impegno, il tuo, invece sì.

Uno dei segreti che posso svelarti è di aver costantemente presente il vissuto di quel bambino, la sua storia (perchè nel quotidiano, man mano, ce ne dimentichiamo da dove proviene quel ragazzetto odioso).

I bambini che hanno dovuto imparare a sopravvivere spesso non hanno sviluppato strategie per risultare simpatici: sono stati troppo impegnati a restare vivi emotivamente. Non sono cattivi, conoscono solo quel modo per stare al mondo.

Quindi…come si evita di trasformare un affido in un esaurimento nervoso?

Proviamo con qualche piccolo esercizio che ti ruberà solo 5 minuti al giorno:

1. Separa il ragazzino dal suo comportamento.

Non ripeterti: È insopportabile. Prova a dirti: Oggi ha avuto un comportamento insopportabile (sembra una sfumatura, in realtà cambia completamente il modo con cui ti relazioni a lui).

2. Togliti dalla testa l’obbligo di innamorarti subito.

Non è accaduto e va bene così! Nessuno chiederebbe a due sconosciuti di amarsi dopo una settimana. A oggi siete ancora due estranei e quello che vi unisce, probabilmente, sono solo le aspettative che ha l’uno nei confronti dell’altro (e, come immaginabile, anche queste vengono inevitabilmente deluse). L’amore si costruisce, è un traguardo, non un punto di partenza, e passa attraverso la conoscenza e poi la fiducia. Non arriva con il decreto di abbinamento: a volte arriva mesi dopo, a volte dopo un anno, a volte arriva il giorno in cui qualcuno ti dice: Ma lo sai che ti somiglia?

3. Sforzati di trovare il bambino che ancora non hai visto.

Soffermati qualche minuto in più a guardarlo mentre ride, mentre canticchia in modo stonato una canzoncina, mentre dorme con il pupazzo…Quel bambino esiste, è solo sommerso dai suoi comportamenti insopportabili!

4. Se ti senti stanco…fermati, prenditi una piccola pausa.

Ma è orrendo prendersi una pausa dal proprio bambino!…No: è sopravvivenza, la tua e la sua. Un affidatario esausto non diventa un affidatario migliore, rimane solo esausto, e quando siamo esausti interpretiamo tutto come una provocazione. Anche quando non lo è. Quindi: se sei in coppia: alternatevi. Prenditi un’ora. Incontra un amico per sorseggiare insieme uno spritz. E se questo non dovesse bastare e continui a sentirti scoraggiato, inadeguato…chiedi aiuto ad un professionista che riuscirà a farti tornare lucido:)

5. Festeggia i piccoli risultati.

Con questi bambini il miglioramento non arriva a passi da gigante. Arriva a piccoli step, impercettibili: una risposta data con un tono leggermente meno aggressivo; una crisi durata venti minuti invece di un’ora; una carezza che ieri avrebbe rifiutato. Arriva quando smetti di combattere contro i suoi comportamenti e inizi ad accettare che lui ha una storia con la quale tu non c’entri niente, che tu ancora conosci poco e che lo ha reso quello che è oggi. Nell’affido non vincono le famiglie che hanno accolto il bambino più simpatico; vincono quelle che, un giorno, sono riuscite a vedere il bambino anche quando lui faceva di tutto per nasconderlo.

E un giorno, quando meno te lo aspetti, ti ritroverai a pensare: È ancora molto faticoso…però è una forza della natura, è stupendo! Ed è proprio lì che inizia la parte più bella del tuo affido.

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