Come evitare che un affido “fallisca”?


Come evitare (sempre che si possa) che un affido fallisca? Vediamo insieme qualche sana abitudine di sopravvivenza affidataria.

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Quando si parla di affido, parole come fallimento o reso fanno venire i brividi. Si può evitare? A volte sì… C’è molto che una famiglia può fare per non arrivare al punto di non ritorno.

👉 Prima regola: l’affido non è una prova, un tentativo. È vita vera: tra le mani hai la vita di un bambino, che puó richiedere aggiustamenti continui.

👉 Seconda regola (la più indigesta): inizia abbassando le aspettative. Quel bambino o ragazzo non sarà MAI il FIGLIO immaginato, perché tu non devi sostituire nessuno:  una famiglia, nella presenza o nell’assenza, lui ce l’ha già.

Detto questo, ecco qualche accorgimento che può evitare esplosioni nucleari domestiche (quello che puoi fare tu, senza entrare in merito ai compiti delle istituzioni) 👇

👨‍👩‍👧‍👦 Entrare in una rete di famiglie affidatarie:

Parlare con chi vive le stesse montagne russe emotive cambia tutto: strategie, confronto, normalizzazione… e sì, ogni tanto si ride pure. Che non guasta.

❤️ Ricordarsi che l’amore non basta:

È indispensabile, ma non è sufficiente. Servono consapevolezza, formazione, supporto. Prima di spedire il minore dallo psicologo… facci un salto anche tu. Non è una punizione: è manutenzione.

🎭 Aspettarsi l’inaspettato:

Il bambino reale sarà SEMPRE diverso da quello raccontato dai servizi o dalla comunità.

⚖️ Tenere distinti i bisogni:

Tu resti l’adulto. Sei tu che hai scelto di Accogliere, tu ti sei offerto come riferimento stabile: hai firmato un patto silenzioso prima ancora di conoscerlo.

🆘 Chiedere aiuto prima del crollo:

Accorgersi di essere in difficoltà non é debolezza. Non avere paura di essere giudicato. Le reti e i professionisti esistono proprio per questo.

📌 Queste solo alcune delle buone pratiche di sopravvivenza affidataria. Se vuoi approfondire, trovi tutto nel Vademecum in fondo a Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma.

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