Incontro spesso genitori adottivi che si interrogano, e talvolta si spaventano, quando il figlio desidera conoscere le proprie origini. Eppure, dietro a questo desiderio, non c’è un rifiuto della propria famiglia: solo il bisogno profondamente umano di dare un nome, un volto e un significato alla propria storia. Per questo ho scelto di condividere la testimonianza di Daria…perché le sue parole possano aiutare alcuni genitori ad accogliere il comprensibile diritto/desiderio del figlio.
“Ho avuto la curiosità di sapere a chi somigliavo, a mamma o a papà, i miei genitori di sangue. Se sono in carne proprio come me, entrambi o solo uno dei due, chi porta dei due il colore verde dei miei occhi od entrambi. D’altronde porto il loro sangue che scorre nelle mie vene è una cosa che nessuno mai mi potrà mai togliere di loro, fanno parte di questa vita mia, e ne vado tanto orgogliosa. Mi piace parlare del mio passato e del mio vissuto, con le mie amicizie più strette e a chi sa ASCOLTARE con Empatia.
E sai a volte ci penso su, vorrei dare la stessa forza e tranquillità che ho io a raccontare di me, alle persone che hanno vissuto un passato del genere a raccontare di loro stessi. Senza imbarazzo, senza paura, perché non c’è niente da cui nascondersi e di vergognarsi. Perché ci sarà sempre qualcuno che vi saprà capire nel più profondo del vostro cuore e anima.
Il mio racconto per non spaventare genitori se un figlio ha la curiosità di sapere è un suo diritto non c’è niente da vergognarsi”.
(Daria Mammone Rinaldi)
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