Ci sono giorni in cui i genitori affidatari vivono l’affido come una palestra.
Non per i muscoli, sia chiaro:)… ma per il distacco!
Il loro lavoro, ogni giorno, è ricordarci che Nevro e Babby, le nostre bimbe, in raltà non sono nostre, ma non perché non le amiamo abbastanza, semma l’opposto.
Non sono nostre perchè l’affido ti insegna una cosa alquanto strana: puoi voler bene a qualcuno con tutto il cuore e, allo stesso tempo, sapere che non ti appartiene.
Non ti appartengono i suoi ricordi.
Non ti appartengono le sue scelte.
Non ti appartiene nemmeno l’idea di come dovrebbe andare a finire la sua (vostra) storia.
Tu puoi fare una cosa sola: esserci in ogni modo possibile e di cui hanno bisogno.
Con una merenda.
Con una discussione.
Con un abbraccio.
Con un rimprovero, insomma qualsiasi cosa che possa essere letto da loro come una porta aperta (quando il mondo sembra aver chiuso tutte le altre).
E per noi adulti è difficilissimo, perché siamo bravissimi ad amare, ma meno a farlo senza aspettative.
L’affido invece ti costringe a questo esercizio quotidiano: amare, accompagnare e fare un passo indietro…Che poi, probabilmente, è una delle forme d’amore più gratuite che esistano.
Anche se ogni tanto vorremmo una medaglia. O almeno un buono per un massaggio. 😅💛
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