Quando un avvicinamento si interrompe o quando un primo inserimento in famiglia viene chiuso dopo pochi mesi (per decisione dei Servizi, del Tribunale, o della stessa famiglia affidataria) non finisce solo un progetto. Si interrompe una storia, una relazione che, nella mente del bambino/ragazzo era già diventata una promessa di casa.
In questi casi, l’esito per lui è lo stesso: una famiglia che sparisce.
Se quella sparizione avviene senza una spiegazione, senza un saluto, senza una chiusura, il messaggio implicito che porta con sé può essere devastante: Si può andare via senza nemmeno una parola.
È un secondo lutto, che si somma al primo abbandono o peggio, lo conferma.
E, soprattutto, è un lutto che rischia di diventare colpa.
Una chiusura chiara -anche semplice, anche adattata all’età, anche parzialmente edulcorata– può servire ad una cosa fondamentale: spostare il peso dal bambino agli eventi. Dal sono io che non vado bene al è successo qualcosa che non dipende da me.
Una chiusura condivisa con i professionisti, pronunciata da chi lo aveva scelto, può trasformare uno strappo in un lutto attraversabile e soprattutto toglie al bambino il ruolo più tossico di tutti: quello di colpevole.
Eppure i Servizi, il Tribunale, spesso evitano che ciò accada…come se il silenzio fosse neutro. Ma il silenzio non è mai neutro anzi, nella testa di un bambino, fa un rumore assordante.
Negare questa possibilità lascia il minore solo con le sue colpe immaginarie, spesso le più feroci.
E quindi sì: quando un progetto di affido finisce, diventa necessario pretendere un atto di responsabilità adulta. Da parte dei Servizi, che devono garantirlo e supervisionarlo.
Da parte degli affidatari, che devono averne il coraggio e la cura.
Anche perché quella chiusura è l’ultimo atto dovuto a quel bambino, prima di sparire nel nulla.
Voi che ne pensate? Vi è mai capitato?
K.F
3 thoughts on “QUANDO UNA FAMIGLIA SPARISCE: IL SILENZIO FA PIU’ DANNI DI UN ADDIO”
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Penso che sia un atto di responsabilità necessario….e quando questo non succede credo sia fondamentale pretendere la possibilità di spiegare…..i bambini, anche quelli più piccoli sono in grado di capire qualunque cosa se gli viene spiegata adeguatamente. Essere adulti è complicato, essere punto di riferimento ancora di più…..e, nonostante tutto quando scegliamo di diventare famiglia affidataria più di ogni altra cosa scegliamo di essere quel punto di riferimento, oltre ogni cosa.
Penso proprio di sì, che un bambino abbia diritto a una qualche spiegazione compatibile con le sue possibilità di capire , il silenzio è sempre una fuga vile degli adulti . Credo che più o meno tutti possiamo riflettere sul fatto che abbiamo esperienze simili da bambini anche se non tutte così devastanti perché spesso gli adulti credono che i bambini non capiscano o possano dimenticare in fretta , magari perché non fanno piu’ domande , non ne fanno perché hanno capito che gli adulti non sono disposti ad ascoltarli o si stancano subito e rispondono tanto per farli stare buoni , per togliersi di torno un problema scomodo .Mi ricordo di un bambino molto affezionato al nonno, quando è morto , non hanno voluto dirglielo e lui ha pensato che lo avesse abbandonato perché era stato cattivo, in questo modo gli adulti non l’ hanno difeso da un dolore , ma l’ hanno lasciato solo col suo spavento
Grazie Elena:)