SINGLE E ADOZIONE INTERNAZIONALE: A 15 MESI DALLA SENTENZA, IL DIRITTO C’E’. IL PERCORSO FORSE


Quindici mesi dopo la storica sentenza n. 33/2025 della Corte Costituzionale che ha aperto l’adozione internazionale alle persone single, è tempo di fare un primo bilancio.

I dati più aggiornati sul numero di single con domanda/idoneità/mandato (188-195 domande, 10 mandati a enti autorizzati, 4 procedure avviate) risalgono a marzo-maggio scorso (Vita.it – I single e le adozioni internazionali, un anno dopo: solo quattro le procedure avviate). Sono comunque dati parziali, perché basati su un’inchiesta diretta ai Tribunali (con 6 su 29 non rispondenti) più che su un report ufficiale consolidato del CAI.

Quindi diciamo pure che il sistema, in tutta Italia, continua a procedere in ordine sparso, con tempi, procedure e prassi profondamente differenti da territorio a territorio.

A rallentare il percorso fortunatamente non sembrano essere i pregiudizi degli operatori: le nostre famiglie omogenitoriali non riferiscono esperienze di discriminazione o pregiudizi durante la valutazione psicosociale. Il problema pare sia dovuto a lungaggini burocratiche e all’assenza di un sistema uniforme.

Infatti ancora oggi persistono differenze di procedure da territorio a territorio, da Tribunale a Tribunale: alcuni Tribunali hanno predisposto rapidamente modulistica e procedure specifiche; altri stanno ancora cercando un assetto organizzativo. In molti casi l’iter richiede dagli 8 ai 12 mesi, in altri di più.

Molti single poi (cosa che mi lascia abbastanza perplessa) raccontano di aver sentito ripetere dagli operatori che il percorso adottivo sarà difficile e che forse sarebbe opportuno orientarsi verso l’affido familiare.

Ma…l’affido non è l’alternativa semplice all’adozione. Non è un ripiego per chi incontra ostacoli nel percorso adottivo. E soprattutto non è il piano B delle persone single.

Affido e adozione rispondono a bisogni profondamente diversi dei bambini e richiedono motivazioni, disponibilità e progettualità differenti. Proprio i servizi dovrebbero essere i primi a ribadire con chiarezza questa distinzione, aiutando le persone a costruire un progetto coerente e non a spostarsi da un istituto all’altro sulla base delle maggiori o minori difficoltà burocratiche.

Ma la vera battuta d’arresto il single la incontrano dopo il decreto di idoneità, davanti alla domanda: quale Ente Autorizzato scelgo? E ancora prima: quale Paese straniero è effettivamente aperto alla candidatura dei single?

È qui il sistema pare andare in tilt:)

Se infatti sul sito della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) compare un lungo elenco di Paesi formalmente aperti alle candidature dei single, nella pratica, numerosi Enti riferiscono che alcuni di questi Paesi non confermano incarichi, non effettuano abbinamenti o, semplicemente, non prendono in considerazione le candidature individuali.

E ancora spesso, in altrettanti Paesi, le concrete possibilità adottive dipendono dall’età dell’aspirante genitore, fino a prendere in considerazione il genere (quello maschile è più scoraggiato!).

Insomma, emerge una significativa discrepanza tra il quadro normativo di alcuni Paesi, formalmente aperti all’adozione da parte dei single, e la loro concreta operatività.

A conti fatti, quindi, se da una parte la sentenza 33/2025 rappresenta un cambio di direzione notevole nei confronti della tutela dei minori, dall’altra è necessario che Tribunali, i servizi territoriali, la Commissione per le Adozioni Internazionali e gli Enti Autorizzati lavorino insieme affinché quel diritto non rimanga soltanto scritto nelle sentenze, ma possa tradursi in opportunità reali.

Perché al centro di questa discussione non ci sono i diritti degli adulti ma quelli di migliaia di bambini.

Se sei single e vuoi presentare domanda di adozione internazionale, scrivi ad affidiamoci@affidiamoci.it

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