Un foglio bianco che non fa più paura ad un bambino che, con matita alla mano, finalmente scopre che può provare, sbagliare, riprovare… senza perdere l’amore di chi gli sta accanto. Uno di quei bambini che ha avuto troppi inizi interrotti da tanti adulti che non sono riusciti a restare. Tanti tranne due: i suoi due papà che AFFIDIamoci ha sempre accompagnato e in cui ha fortemente creduto, due papà che hanno lottato e lottano ancora per il proprio bambino. E magicamente oggi, dopo un anno, su quel foglio, appaiono tre paroline che raccontano l’intero viaggio di questa Famiglia: Ti voglio bene.
“Ci sono momenti che arrivano silenziosi, senza rumore, eppure ti cambiano dentro come se qualcuno avesse acceso una luce nuova.
Quando è entrato nella nostra famiglia, un anno fa, stava muovendo i primi passi in un mondo che gli sembrava enorme, incerto, pieno di punti interrogativi.
Aveva iniziato il suo percorso con la psicoterapeuta e, mentre imparava a fidarsi di noi, cercava ancora di capire quale fosse il suo posto, cosa aspettarsi, cosa potesse permettersi di sentire.
Ricordo quelle prime settimane: il foglio bianco che lo spaventava, le matite che rifiutava, la convinzione che non fosse capace di disegnare, di colorare, di fare.
E non era il disegno il problema.
Era la paura di sbagliare.
O forse la paura di non essere abbastanza.
Poi il tempo ha fatto ciò che il tempo fa quando è pieno d’amore, pazienza e presenza: ha sciolto piano piano quei nodi che lui teneva stretti.
E noi siamo stati lì, accanto a lui, senza tirare, senza spingere, pronti solo a tenere la mano quando serviva.
Oggi, dopo mesi di passi piccoli e grandi, è uscito da quella stessa stanza di psicomotricità con un biglietto stretto tra le dita.
Un biglietto suo.
Scritto da lui.
Pensato per noi.
Non è la prima volta che lo fa -eppure ogni volta è un terremoto di emozioni. Perché ora lo fa con la sicurezza dolce di chi sa di appartenere. Di chi conosce il proprio posto in questa famiglia. Di chi non ha più paura di provare, di sbagliare, di mettersi alla prova… perché ha capito che qui, con noi, non deve essere perfetto. Deve solo essere sé stesso.
E noi, mentre stringiamo quel biglietto tra le mani, sentiamo tutto: il cammino fatto, la fiducia costruita, la storia che cresce ogni giorno un po’ di più.
Oggi ha scritto ti voglio bene.
E forse non sa -o forse sì- che quelle tre parole contengono tutto il viaggio che abbiamo fatto insieme.
Ed è in quei fogli pieni di lettere tremolanti che io vedo la cosa più preziosa: un bambino che finalmente si sente al sicuro. A casa. Con noi”.
I papà del piccolo Ale
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