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La scorsa settimana ho affrontato il tema delle persone transgender nell’affido, fermandomi sulla sola e unica domanda che conta davvero: questa Famiglia è in grado di offrire ad un minore un ambiente stabile, accogliente e adeguato ai suoi bisogni?.
Ripartiamo da lì.
Perché se la risposta è sì, non c’è molto altro da aggiungere. Tutto il resto ci allontana solo dai bisogni reali dei bambinə in attesa di casa.
Oggi, però, ci tengo ad affrontare l’argomento anche da un altro punto di vista: infatti, c’è sempre una cosa che si dice troppo poco, probabilmente perché cambia completamente la prospettiva.
Chi attraversa un percorso identitario complesso sviluppa competenze preziose per l’affido:
• consapevolezza di sé
• capacità di reggere lo sguardo (e il giudizio) degli altri
• sensibilità verso fragilità e differenze
Tutti strumenti utili ad un minore con un vissuto complesso.
Quindi no, non è nonostante sia transgender, semmai alle volte puó essere anche grazie al percorso che quella persona ha fatto.
Perché alla fine, nell’affido, non è una questione di chi sei, ma di come sai esserci.
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