Su tanti Garanti contattati, due (dicasi due) hanno risposto. E non solo per educazione. Uno è il Garante della Sardegna, Carla Puligheddu, l’altro quello della Lombardia, Riccardo Bettiga. Talmente audaci da aver fatto una cosa rivoluzionaria: fissare un incontro. Nella email che riportiamo qui sotto, M’aMa proponeva una collaborazione per una campagna di sensibilizzazione sull’affido degli adolescenti, interamente autofinanziata dall’associazione. Nessuna richiesta di fondi, nessun onere, solo tempo, ascolto e responsabilità condivisa. Evidentemente, anche questo, oggi, non è scontato.

“Gentili Garanti per l’Infanzia e l’Adolescenza,
come associazione M’aMa-Dalla Parte dei Bambini desideriamo condividere con voi la campagna Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma (cfr. allegato) che, dal 2023 -anno di pubblicazione dell’omonimo libro- stiamo portando in tutta Italia per sensibilizzare famiglie e istituzioni sull’affido degli adolescenti fuori famiglia.
La campagna è diventata, nel tempo, un percorso itinerante che ha coinvolto:
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comunità educative;
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centri affido, che hanno adottato il libro come strumento nei percorsi formativi con le famiglie aspiranti affidatarie;
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scuole secondarie;
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associazioni e realtà territoriali impegnate nella tutela dei minori.
Tutte le tappe realizzate e in programma sono consultabili nella mappatura disponibile sul nostro sito www.affidiamoci.it/libri
La nostra associazione, dal 2017, in collaborazione con Servizi sociali e Tribunali per i minorenni, come realtà nazionale specializzata nell’accoglienza dei minori con bisogni speciali, ha accompagnato 280 bambini e ragazzi in famiglia affidataria o adottiva.
Gran parte di loro con caratteristiche considerate difficilmente collocabili: disabilità, fratrie numerose, storie traumatiche e, soprattutto, età adolescenziale, che ancora oggi rappresenta il principale motivo per cui molti ragazzi restano in comunità.
Infatti, secondo i dati raccolti nel 2022 dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sono 23mila i minori in comunità (tra i 14 e i 17 anni) relativi al triennio 2018-2020: una cifra che evidenzia la necessità di un’azione culturale e territoriale più forte e coordinata.
Proprio per rispondere a questa emergenza silenziosa, rivolgiamo a voi -insieme, come rete di Garanti territoriali- l’invito a valutare la possibilità di sostenere e diffondere questa campagna, contribuendo anche solo con una delle seguenti azioni:
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Invio di una comunicazione ufficiale ai servizi sociali territoriali, ai centri affido e alle comunità educative, presentando la campagna e promuovendone l’adesione;
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Organizzazione di un evento regionale (online o in presenza) che coinvolga famiglie, operatori, scuole e associazioni, con la partecipazione della nostra équipe;
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Attivazione di un tavolo di confronto con enti locali e Terzo Settore sull’affido degli adolescenti, includendo la campagna come strumento di lavoro condiviso;
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Diffusione della campagna tramite i canali istituzionali dell’Ufficio del Garante (newsletter, sito web, social);
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Promozione, presso gli enti locali, dell’uso del libro Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma come supporto nei percorsi formativi rivolti alle famiglie aspiranti affidatarie.
La campagna Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma è autofinanziata e, per i territori che la ospitano, richiede unicamente un minimo rimborso spese. Questa scelta nasce dalla volontà di garantire la massima accessibilità a un lavoro di sensibilizzazione che riteniamo urgente e necessario.
Allegando la scheda di progetto, restiamo a disposizione per eventuali approfondimenti.
Siamo convinte che una vostra azione congiunta -forte del ruolo, del mandato e della sensibilità istituzionale che vi caratterizzano- possa diventare un passaggio decisivo per riportare al centro dell’attenzione i bisogni dei ragazzi più grandi, spesso invisibili nei percorsi di tutela.
Ringraziando ciascuno di voi per il prezioso impegno quotidiano, porgiamo i nostri più cordiali saluti
Le MammeMatte
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