L’affido non è per sempre. O almeno non lo dovrebbe essere!
Anche se — diciamolo — in Italia, nel 75% dei casi, gli affidi diventano sine die, cioè si protraggono fino alla maggiore età del minore. E proprio da questo vuoto normativo, da questa forzatura giuridica, nasce tanta confusione nelle famiglie affidatarie come nei bambini/adolescenti accolti.
Ma, nonostante la forte discrepanza tra quello che dice la Legge e quello che accade nella realtà, è importantissimo (per tutti quelli coinvolti nel progetto) avere chiara la motivazione e le finalità con cui si sceglie di fare affido. Che non è adozione: è una disponibilità ad esserci per tutto il tempo necessario, finché serve, senza aspettative.
Forse questa una delle cose più difficili da spiegare dell’affido, e anche una delle più difficili da accettare.
Siamo tutti abituati a pensare che, se un legame è vero, allora deve durare per sempre, ma nell’affido il punto non è tenere: è accompagnare.
Essere famiglia affidataria significa anche sapere che, a un certo punto, il tuo bambino, quello che hai accompagnato a scuola tutte le mattine, che hai consolato quando piangeva…potrebbe andare via, tornare nella sua famiglia di origine o crescere altrove.
Fa male? Si, anche se non rende il legame meno importante. Anzi.
Questo è stato uno dei momenti più complessi da raccontare in Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma, fondamentale peró a far capire che l’affido non misura l’amore in durata, ma in presenza, insegnando che alcune persone non arrivano nella tua vita per restarci per sempre… ma per lasciarti qualcosa che resta per sempre.
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