Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma
Scriverlo è stato terapeutico (e anche un po’ un atto di sopravvivenza). Ridere mi ha salvata e, ridendo, ho raccontato l’affido per quello che è davvero: un’esperienza folle, tenera, sfiancante, bellissima.
Dentro ci trovi:
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un’adolescente di 16 anni che, con la puntualità di un metronomo, scandisce tu non sei mia madre e minaccia (ma davvero?!) di tornarsene in comunità;
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una figlia biologica che tenta di rispedire le new entry al mittente, ma rassicura: le chiamerei tutti i giorni, giuro!
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un’adolescente così speciale che raccontarla è quasi impossibile…ma ci ho provato.
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Perché l’affido è una cosa serissima. Ma se non impari a riderci su…ti arrendi al terzo tu non sei mia madre.
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