Ho deciso di pubblicare la testimonianza di questa coppia -due uomini aspiranti genitori affidatari- perché, a volte, la discriminazione non ha bisogno di pronunciare un no: le basta smettere di rispondere. Due uomini si rendono disponibili all’affido, affrontano il percorso, vengono conosciuti e inizialmente accolti con apertura. Poi, improvvisamente, il silenzio. Nessuna proposta, nessuna spiegazione, nessuna possibilità di capire. Purtroppo accade spesso…Così, mentre disponibilità preziose restano chiuse in un cassetto, tanti bambini continuano ad aspettare una Famiglia. Se vogliamo davvero mettere al centro il loro superiore interesse, dobbiamo valutare le famiglie per ciò che possono offrire, non per l’orientamento sessuale di chi le compone.
“Le scriviamo per condividere una testimonianza diretta su un tema che riteniamo necessiti di urgente attenzione: la realtà degli affidi e delle adozioni in Italia, in particolare per le coppie dello stesso sesso.
Come coppia, abbiamo deciso di metterci in gioco e di aprire le porte della nostra vita. Inizialmente abbiamo riscontrato l’apertura delle istituzioni competenti e, in particolare, vogliamo esprimere un grazie speciale all’assistente sociale di P. che ha creduto fortemente in noi e nella nostra coppia. Purtroppo, dopo questo approccio iniziale, sulla nostra disponibilità è calato il silenzio assoluto.
Non siamo più stati contattati per i percorsi di affido e, per quanto riguarda l’adozione, ci rendiamo conto che il nostro Paese è ancora lontano anni luce dal garantire una reale parità e apertura.
Troviamo doloroso che, nonostante la prima e più importante cosa da valutare debba essere la serenità, la stabilità e l’amore che si possono donare a un bambino, ci si scontri ancora con un sistema che si blocca.
Escludere o ignorare coppie pronte a dare affetto significa prima di tutto privare tanti minori in difficoltà della possibilità di crescere in un ambiente familiare accogliente e sicuro. Il benessere di un bambino dipende dalla qualità dei legami e dalla cura che riceve, non dall’orientamento sessuale dei genitori.
L’Italia è ancora molto indietro su questo fronte rispetto ad altri Paesi europei. Raccontiamo la nostra storia nella speranza che possa servire a rompere il silenzio e a stimolare un cambiamento concreto, affinché le istituzioni passino dalle parole ai fatti e mettano davvero al centro il superiore interesse del minore.
La ringraziamo per l’attenzione che vorrà dedicare a questa nostra testimonianza.
Cordiali saluti”.
B. e C. (una coppia di aspiranti genitori affidatari)
Se hai una storia da raccontare, inviala ad affidiamoci@affidiamoci.it e sarà pubblicata in forma anonima. AIUTACI A DIFFONDERE LA CULTURA DELL’ACCOGLIENZA!
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