“BISOGNI SPECIALI” NELL’AFFIDO E NELL’ADOZIONE: IL PROBLEMA NON E’ DIRE “SI”, E’ SAPERE A COSA LO STAI DICENDO


C’è una domanda che, prima o poi, arriva per tutte le famiglie affidatarie o adottive.

Siete aperti alle disabilità? E se sì a quali?

Ed è proprio qui che molti iniziano a sentirsi in colpa: se dici no a qualcosa ti senti cattivo; se dici sì a tutto cominci a tremare. E poi arrivano i giudizi degli altri, quelli della tua migliore amica, di tua mamma, quelli di papà…e, soprattutto, i tuoi.

Io proporrei una piccola rivoluzione: sospendete il giudizio su voi stessi…E fregatevene anche di quello degli altri (di tutti gli altri).

Nessuno può essere disponibile a tutto, non esiste la famiglia che può accogliere qualsiasi bambino con qualsiasi bisogno speciale: ci sono solo famiglie straordinarie per quel bambino e completamente inadatte per quell’altro.

La vera domanda non è: Sono abbastanza buono?

Ma è: Quali bisogni speciali sono davvero in grado di sostenere, oggi?

E ancora prima è: Ma in realtà quali forme di disabilità conosco davvero?

Perché bisogni speciali o disabilità non sono altro che contenitori enormi che possono contenere un ritardo cognitivo lieve, ma anche una disabilità intellettiva grave, una malattia cronica, o una disabilità motoria, una sindrome genetica, un trauma complesso, una grave deprivazione affettiva, disturbi del neurosviluppo, esposizione prenatale a sostanze…E molto molto molto altro.

Non sono la stessa cosa. Richiedono competenze, energie, tempi, reti di supporto e capacità genitoriali molto diverse.

Eppure, troppo spesso, la scelta viene fatta davanti a un modulo (sicuro per le coppie adottive).

Una crocetta.

Disabilità lieve e reversibile.

Disabilità no.

Solo problemi sanitari.

Come se poche parole potessero raccontare un bambino, quello che è oggi, quello che è stato ieri e, soprattutto, quello che sarà domani.

E sapete qual è il paradosso?

Che quella crocetta, messa magari per paura o per mancanza di informazioni, può farvi perdere proprio l’abbinamento della vostra vita. Non perché avreste dovuto dire sì a tutto, ma perché forse quel bisogno speciale non era affatto quello che immaginavate.

Ecco perché la formazione, la conoscenza, è fondamentale.

Prima di scegliere bisogna conoscere.

Prima di dire no bisogna capire.

Prima di dire sì bisogna essere consapevoli.

La disponibilità non si misura in quante caselle barrate avete sul modulo ma nella capacità di conoscere i propri limiti, rispettarli e scegliere con responsabilità. Perché un no consapevole protegge un bambino molto più di un sì dettato dal senso di colpa.

E un sì informato può cambiare una vita: quella del bambino, e la vostra.

 

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