C. sta per compiere 18 anni e scrive al Tribunale per dire una cosa semplice ed enorme insieme: chiede di poter essere adottato dai suoi due papà. Non è una richiesta impulsiva né scontata: è il punto di arrivo di tre anni di vita condivisa, di quotidianità fatta di presenza, cura, educazione, ascolto. Una coppia di uomini che lo tengono con sé occupandosi di lui ogni giorno, guadagnandosi la sua fiducia.
C. racconta senza filtri di aver detto no, più volte, all’adozione. La stessa parola gli faceva paura. Pesava troppo e, soprattutto, temeva di essere scelto e poi lasciato, di diventare un dovere, un vincolo giuridico, un obbligo da sopportare anche quando l’amore finisce. Paure che chi lavora con ragazzi riconosce bene. Paure che non nascono dal vuoto, ma da ciò che è già accaduto. Ed è proprio qui che la sua richiesta diventa potente. Perché oggi C. non chiede l’adozione per bisogno o per mancanza, la chiede perché vuole ufficialmente essere riconosciuto figlio di questa coppia. Sa cosa significa un’adozione ex art. 44 e sa che il passato non si cancella (e nemmeno ha intenzione di farlo) ma vuole che il legame tra lui e i suoi due papà sia riconosciuto. Quando un ragazzo arriva a chiedere di essere adottato, non sta chiedendo una famiglia qualunque: sta chiedendo che venga riconosciuta la sua famiglia, quella che gli sta accanto da anni.
Qui di seguito, parte della sua lettera:
“Il sottoscritto C. (…) risiede e convive stabilmente con E. e M. che si occupano quotidianamente della mia cura, educazione e istruzione, fornendomi tutto il supporto affettivo e materiale necessario.
Consapevole di aver rifiutato più volte in precedenza la proposta di adozione per il peso che attribuivo a questa parola e per timore di non riuscire a trovare qualcuno che mi capisse d’avvero. Avevo anche paura che se qualcuno avesse deciso di adottarmi per poi cambiare idea, si sarebbe trovato nell’obbligo di tenermi con se nonostante non mi volesse più.
Non dico che la paura non ci sia ancora, ma i miei due papà dimostrano di tenerci a me ogni giorno e con loro riesco a sentirmi finalmente me stesso, e dopo tanto tempo posso dire sinceramente di stare bene”.
FAQ SULL’ADOZIONE PER SINGLE E COPPIE OMO
❓ Un ragazzo, prima di compiere 18 anni, può chiedere di essere adottato dalla sua famiglia affidataria (che sia etero, omo o un single)?
Sì, facendo richiesta al Tribunale di adozione ex art. 44, quando esiste un legame affettivo stabile e continuativo già consolidato nel tempo.
❓ Cos’è l’adozione ex art. 44 e cosa riconosce davvero?
L’adozione ex art. 44 riconosce giuridicamente un rapporto genitoriale già esistente. Non cancella il passato del minore, mantenendo aperto il legame con la sua famiglia di origine, ma tutela e rende stabile il legame affettivo e familiare costruito negli anni.
❓ Perché è importante che la richiesta di adozione parta dal ragazzo?
Perché dimostra consapevolezza e autodeterminazione. Quando è il ragazzo a chiedere di essere adottato, l’adozione non risponde a un bisogno, ma a una scelta matura di riconoscimento della propria famiglia.
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