Gli affidi riusciti sono proprio quelli che fanno più male.
Sembra un paradosso, ma è proprio così. E, purtroppo, ne abbiamo proprio pochi in Italia.
Nell’immaginario collettivo, nel desiderio di tanti, l’affido riuscito è quello che dura, quello che diventa per sempre…e invece no.
L’affido riesce proprio quando non dura, quando finisce, quando la famiglia affidataria attraversa quel tanto temuto dolore del distacco rivelandosi solo un ponte, non una destinazione; quando ha solo accompagnato, non sostituito.
E’ dura eh? Sì, ma è proprio questo il paradosso dell’affido, la sua schizofrenia emotiva.
Accogliere per poi lasciare.
Amare per accompagnare lontano, dove un’altra famiglia lavora duro per risollevarsi e tornare a riabbracciare il proprio figlio.
M., una mamma affidataria single di AFFIDIamoci, lo sta vivendo proprio ora.
Sta riportando mano nella mano il suo bambino nella famiglia d’origine. No, non lo sta restituendo, ma accompagnando. Non chiude una storia: fa solo in modo che questa sia possibile altrove.
M. ha scritto una poesia per il suo piccolo, una poesia che restituisce all’affido il suo significato più intimo: la possibilità di scegliere.
“E se te ne andrai
avrai negli occhi
le magnolie fiorite
Nel naso
il profumo del bosco
Sulla pelle
la brezza marina
Nel cuore
La possibilità di scegliere”
One thought on ““E se te ne andrai…””
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