GENITORIALITA’ TRANSGENDER: LA LEGGE DICE SI’ ALL’AFFIDO, MA QUANTI NELLA COMUNITA’ LGBTQIA+ LO SANNO?


Continuando il mio viaggio nella genitorialità transgender, mi imbatto nell’ennesima contraddizione del sistema di tutela minorile.

La legge 184/1983 non esclude le persone transgender dalla possibilità di diventare affidatarie. Ottimo! Ma quante hanno presentato domanda? Quante sono state valutate? Quante sono diventate affidatarie?

Non lo sappiamo. Non risultano disponibili rilevazioni pubbliche nazionali specifiche.

E già qui una domanda sarebbe legittima: come possiamo parlare di pari opportunità di accesso all’affido se non abbiamo nemmeno gli strumenti per verificare chi riesca concretamente ad accedervi?

Ma approfondendo la questione emerge un aspetto ancora più particolare. 

Da alcune interlocuzioni con realtà associative LGBTQIA+ ho capito che le richieste di orientamento sull’affido da parte di persone transgender sarebbero pochissime. Alcune di queste stesse realtà, inoltre, hanno aggiunto di non avere una conoscenza sufficientemente approfondita della normativa e delle procedure per offrire informazioni e orientamento specifici.

Attenzione: non è una critica alle associazioni, né un dato rappresentativo dell’intera comunità LGBTQIA+. È però un segnale che merita attenzione.

Perché qui il paradosso si fa interessante, e anche piuttosto imbarazzante:

abbiamo una legge che non esclude le persone transgender dall’affido;

abbiamo migliaia di bambini in strutture, in attesa di famiglia;

abbiamo un sistema di tutela che dovrebbe individuare le risorse familiari più adeguate ai bisogni dei minori;

abbiamo persone che potrebbero essere interessate ad accogliere…

Ma non sappiamo quante siano, quante conoscano questa possibilità e quante riescano effettivamente ad intraprendere il percorso.

Perchè poi se già l’accesso all’affido da parte delle famiglie omogenitoriali incontra, in alcuni contesti, resistenze e pregiudizi istituzionali, viene spontaneo chiedersi quali ostacoli possano incontrare le persone transgender.

Senza dati, però, sarebbe scorretto affermare che tali ostacoli siano sistematici, come sarebbe altrettanto scorretto presumere che non esistano soltanto perché la legge non prevede un’esclusione! (…perché una cosa è non essere esclusi dalla normativa; un’altra è essere informati, orientati, valutati senza discriminazioni e concretamente considerati come possibili risorse). 

E allora, prima ancora di chiederci quante persone transgender siano diventate affidatarie, dovremmo porci una domanda più scomoda: quante persone transgender potrebbero desiderare di accogliere un bambino, ma non sanno nemmeno di potersi candidare? E quante, sapendolo, rinunciano per paura di incontrare pregiudizi?

Non abbiamo elementi per quantificarle. Ed è proprio questo il problema.

Forse a questo punto sarebbe ora di smettere di domandarci chi può fare affido e iniziare a verificare se tutte le persone che la legge non esclude siano davvero messe nelle condizioni di proporsi.

 

Se vuoi dire la tua, scrivi ad affidiamoci@affidiamoci.it

 

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