L’affido non è un centro assistenza, un’officina di ricambi dove i nostri bambini arrivano con un foglietto attaccato sopra che dice: Difetto da risolvere entro 30 giorni, altrimenti procedere con la restituzione.
Né un posto che fornisce, insieme al ragazzino, il libretto delle istruzioni:)
Eppure, cadere in pensieri tipo Vedrai che qui cambierà, Basta un po’ d’amore e tutto si sistema… è una trappola in cui è fin troppo facile cadere.
Peccato che i nostri bimbi (grandi e piccini) non siano un mobile da montare, né un puzzle con un pezzo mancante.
Sono personcine con una propria storia e quella storia, anche quando è difficile, non va cancellata. Va capita da noi, e fatta capire al bimbo che ne è stato vittima.
In Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma emerge con forza una consapevolezza: il vero obiettivo dell’affido non è cambiare un bambino, migliorarlo rispetto a quelle che sono le nostre aspettative, ma offrirgli un luogo in cui possa smettere di difendersi da tutto e da tutti, perché spesso i comportamenti che noi vorremmo aggiustare sono gli stessi che gli hanno permesso di sopravvivere fino a quel momento.
Il vero obiettivo è Accoglierlo, Accettarlo.
L’affido, quindi, non è L’officina dei minori…anche perché, quando si sceglie di intraprendere questo percorso, spesso siamo proprio noi adulti a dover cambiare.
One thought on “I BAMBINI IN AFFIDO NON SONO ROTTI – #nonvihochiestodichiamarmimamma”
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Appunto siamo noi a dover cambiare, ci pensassimo sempre tutti anche quando non si tratta di affido perché accogliere è meglio di costruire muri in cui rinchiuderci