Quando accompagno una famiglia con figli adolescenti, cerco di tenere insieme due storie: quella del ragazzino inquisito (!) e quella dell’adulto che lo sta crescendo perchè non posso parlare di adolescenza senza pensare all’infanzia dell’uno e dell’altro: ed è qui che tutto diventa verramente ostico😁
La volta scorsa sentivo un professionista definire l’adolescenza come una prova generale prima di definire se stessi: un tempo in cui passato e futuro si incontrano, in cui si riprendono e si rielaborano bisogni, paure e passaggi evolutivi precedenti. Un tempo nel quale l’adolescente sembra intento a ballare un minuetto senza fine: Sono perfettamente autonomo e non voglio che tu mi dica cosa fare: prova a dirlo e io farò il contrario. Ti allontano, ma se non sei raggiungibile, allora mi stai deliberatamente abbandonando.
Un minuetto durante il quale spesso si riattivano ferite e traumi infantili (immaginiamo quanti e quali possano esserci in un ragazzino con un passato di affido o adozione).
Non sto dicendo che l’adolescenza sia necessariamente una replica inevitabile delle ferite subite nell’infanzia, ma è altamente probabile che il passato possa riaffacciarsi e che l’adolescente si dimeni alla ricerca di risposte differenti.
Questo vale ancora di più per i ragazzi in affido e in adozione, con un vissuto di abbandoni, perdite, assenze incomprensibili: per loro questo passaggio può essere ancora più faticoso. Per loro e per la famiglia che li affianca, soprattutto per quelle che hanno scelto di conoscerli e amarli proprio in questa particolare età, senza poter contare sulla condivisione di un passato trascorso insieme.
Già per un genitore che ha cresciuto il proprio bambino, affrontare la sua adolescenza può significare dover elaborare un vero e proprio lutto: la perdita di quello che suo figlio è stato (e dal quale si sentiva riconosciuto come supereroe) e che oggi non è più. Nel mio lavoro con le famiglie, provo sempre a dare spazio a questo dolore… senza però che diventi una vera e propria richiesta al figlio: Resta piccolo. Non mi lasciare, fammi sentire ancora importante.
Ancora di più, l’adolescenza è difficile per quel genitore che ha scelto di conoscere (e provare ad amare) il ragazzino proprio da quell’età in poi, senza aver condiviso con lui un passato, un’infanzia, un legame pregresso.
Ma, in entrambi i casi, a complicare tutto è il momento in cui l’adolescenza del ragazzino risveglia inaspettatamente quella vissuta dal genitore: le libertà negate, le aspettative subite, le occasioni perse, il bisogno di essere riconosciuti. Così, senza nemmeno accorgersene, il genitore getta nella vita del ragazzino la propria storia, le proprie aspettative, i propri desideri incompiuti.
Ed è qui che sarebbe importante fermarsi e chiedersi: che cosa sta risvegliando in me il comportamento di mio figlio?
Distinguere il suo comportamento da ciò che risveglia in noi, ci aiuta a scegliere una risposta che non è solo dettata dalla nostra ferita.
Nell’affido e nell’adozione questa distinzione è ancora più importante, perché spesso l’Accoglienza richiama un desiderio di riparazione. Un desiderio comprensibile, che non deve però trasformarsi in un’aspettativa, perché non è detto che quello che reputiamo giusto per nostro figlio lo sia davvero per lui.
Così, senza perdere la nostra adultità (!) potremmo semplicemente ricorrere alla strategia dell’Ascolto: ascoltando davvero i desideri e i bisogni del nostro adolescente o, se ancora non riesce a distinguerli, accompagnandolo a riconoscerli. In questo modo rimarremmo saldi nella nostra responsabilità adulta ma, allo stesso tempo, daremmo a lui lo spazio per diventare ciò che realmente vorrà essere.
Insomma, con tutte le difficoltà del caso, proviamo, per una volta, a mantenere la calma anche nel pieno di una discussione accesa con il nostro adolescente e, distolto lo sguardo dalla nostra ferita sanguinante, distinguiamo ciò che lui dice di volere, da ciò di cui ha bisogno e da ciò che noi vorremmo per lui.
Forse così potremmo cominciare ad accompagnarlo verso il suo futuro, senza riempirlo del nostro passato.
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