Tanto è bastato perché il nostro bambino trovasse la sua Famiglia.
Sembra magia, ma è solo lavoro di rete. Di quella rete che funziona davvero, dove Tribunale, servizi sociali e noi di M’aMa – Dalla parte dei bambini, insieme ad AFFIDIamoci, ci mettiamo in testa una cosa sola: questo bimbo non deve passare nemmeno un minuto in comunità se là fuori c’è una famiglia pronta ad accoglierlo.
E allora si parte!
Come sempre, con Emilia ci dividiamo i compiti: lei, dal profondo Sud, ancora con la sabbia tra le dita dei piedi, abbandona la spiaggia dopo 30 nanosecondi e comincia a contattare le famiglie cosidette tradizionali.
Io, in autostrada di ritorno da un viaggio, lancio l’SOS nel gruppo WhatsApp delle famiglie omogenitoriali e monogenitoriali.
Tra un sussulto, una risata e un incoraggiamento, il grande ingranaggio comincia a muoversi mentre i giudici chiamano, chiedono, tracciano con precisione il profilo della famiglia da cercare.
Il piccolo, intanto, dorme ignaro nel lettino d’ospedale:)
E la famiglia giusta risponde.
Era lì, tra le centinaia che avevano scritto, telefonato, risposto all’Appello pubblicato su social e ovunque sia possibile (i tanti criticati Appelli!).
Era in vacanza ma ha lasciato tutto per correre il giorno successivo in Tribunale e dire: Voglio che sia mio figlio.
Perché le famiglie ci sono, vanno solo cercate, in-formate, sensibilizzate, accompagnate.
Al di là della disabilità, dell’età, della storia del bambino: le famiglie (etero, omo, single, formate, valutate, pronte) ci sono. Esistono. E ci credono.
Oggi festeggiamo loro, la velocità del Tribunale e il nostro piccolo lui, che a breve dormirà dove ogni bambino dovrebbe stare: a Casa.
2 thoughts on “MENO DI 24 ORE. ED E’ CASA.”
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Che storia soave. Grazie . Spero un giorno di poter essere anche io quella famiglia e qualcuno il mio bambino
Che bello