AFFIDIamoci è accanto a L. e M., due splendidi papà di una nostra bambina che hanno accettato di condividere questa testimonianza. Gli ho chiesto di poterla pubblicare perché racconta con forza quanto sia vitale che i nostri bambini escano al più presto dalle strutture per poter essere finalmente visti da una famiglia e ricevere tutte le cure di cui hanno diritto. In queste righe c’è tutta la bellezza e insieme la fatica di un cammino che da affidatari li ha portati ad essere genitori a pieno titolo (attraverso l’art.44). E c’è un passaggio che mi colpisce con particolare urgenza, quando uno dei papà dice: ora più che mai da genitore non più affidatario.
Ecco, qui si apre la contraddizione più grande: perché solo uno di loro è riconosciuto giuridicamente come genitore? Perché di una coppia gay, pur vivendo ogni giorno la genitorialità insieme -nelle scelte, nelle visite mediche, nel prendersi cura delle paure e dei sogni della propria figlia- viene riconosciuto un solo genitore, mentre l’altro resta, agli occhi della legge, un perfetto sconosciuto? È ingiusto, incoerente e profondamente lesivo non solo dei diritti dei genitori, ma soprattutto di quelli della bambina. L. e M. crescono Luna insieme, prendono decisioni insieme, si sostengono nelle difficoltà insieme. Perché la legge non riconosce ciò che la realtà ha già reso evidente?
Questa testimonianza lo mostra con chiarezza: quando si tratta della vita e del futuro di un bambino, di decidere sulla sua salute, non c’è tempo per incoerenze giuridiche. Ci vogliono genitori riconosciuti, entrambi. Senza se e senza ma.
“Buongiorno Karin!
Come stai?
B. cresce sempre di più ed è meraviglioso! Noi siamo sempre più stanchi ed esauriti, ma sopravviviamo!
Questo mio messaggio di oggi ha toni più cupi rispetto alle mie ultime testimonianze perché ovviamente non tutto può procedere come nelle favole e non si è mai pronti a nulla, non esistono corsi, teorie o testimonianze tali da prepararti per bene a quello che ti aspetta, quando poi tocca veramente a te esserne protagonista!
Vorrei raccontarti che siamo ancora in attesa di avere una carta di identità per B., la lentezza dei comuni nella trascrizione è qualcosa di assurdo nonostante la cancelleria del tdm abbbia trasmesso in ottime tempistiche ma sai, è agosto, gli orari ed il personale lavorano in riduzione (e mi chiedo: ma perché per questa bambina nessuno prima di noi ha provveduto a farle i documenti? Compreso un permesso di soggiorno un anno fa?).
Ma soprattutto vorrei raccontarti dell’ultima visita oculistica che abbiamo affrontato dieci giorni fa in un altro centro specialistico dove l’abbiamo portata in cui il medico ci ha chiaramente detto che dobbiamo operarla urgentemente per evitare rischi irreversibili. Come fai a scacciare via dalla testa i pensieri negativi? Come fai a pensare solo positivo? Come fai ad immaginare (nel peggiore dei casi) ad un futuro in cui tua figlia non riesce più a godere delle bellezze della vita e di tutto quello che attorno muta con lei?
Perdona lo sfogo, sono giorni difficili ma stiamo cercando di andare avanti sostenendoci a vicenda e cercando di aggrapparci a speranza, medicina e preghiere affinché il mio pessimismo possa cessare di esistere.
L. è più bravo in questo, lui è il positivo della coppia; io da sempre quello che vede solo i bicchieri mezzi vuoti. Ringrazio il cielo di averlo al mio fianco!
La paura, l’angoscia e lo sconforto sono sentimenti sempre presenti, ora più che mai da genitore non più affidatario: da affidatario dividi le responsabilità col tutore (nel nostro caso in cui la famiglia biologica non esiste); qui adesso ogni scelta è solo nostra e condizionerà il futuro di Luna!”

