Ho accompagnato Francesca, 44 anni, nel suo percorso adottivo da single, condividendo aspettative, perdite e paure. Insieme, abbiamo dato spazio al desiderio di diventare madre e alle domande più difficili, quelle che non trovano risposte. Oggi è arrivata l’idoneità adottiva, ho festeggiato insieme a lei dall’altra parte dello schermo, brindando con uno spritz al coraggio avuto. Adesso, in lei, alla gioia si affianca il timore che quel riconoscimento non diventi una possibilità concreta di Accoglienza.
“Sono single. Ho ottenuto l’idoneità all’adozione internazionale. E quando ho letto il decreto, ho pianto.
Nella mia vita ci sono state gravidanze interrotte spontaneamente. Più di una. Ogni volta avevo cominciato a immaginare, ogni volta ho dovuto salutare qualcuno che non avevo ancora incontrato. Per un periodo ho fatto fatica persino a sentire parlare di maternità, a vedere intorno a me donne in gravidanza (e mi sembrava addirittura che lo fossero tutte!).
L’idea dell’adozione è arrivata molto dopo. Ho avuto bisogno di tempo per capire che cosa cercassi davvero e quanto dolore stessi ancora provando: non volevo chiedere ad un bambino di guarirmi o di occupare un posto lasciato vuoto.
Quando la sentenza 33/2025 ha aperto l’adozione internazionale alle persone single, ho deciso di informarmi.
Ho seguito la preparazione prevista sul territorio e presentato al Tribunale per i minorenni la dichiarazione di disponibilità, chiedendo di essere valutata. Ho raccolto i documenti richiesti e svolto tutti gli accertamenti sanitari. Poi sono cominciati i colloqui con i servizi sociali e psicologici (e qui ogni volta chiedevo a Karin cosa e come dirlo). E’ stato difficile, non lo nascondo: si è parlato della mia storia, delle perdite, delle motivazioni, del lavoro, della casa, delle persone su cui avrei potuto contare. Di come avrei affrontato le difficoltà di un figlio e di quanto spazio fossi pronta a lasciare ai suoi ricordi, alla sua identità.
Alcune domande mi hanno aiutata a riflettere su me stessa. Altre mi hanno fatto sentire sotto una lente di ingrandimento. Con qualche operatore mi sono ritrovata meno accolta, sembrava che, perché single, dovessi dimostrare qualcosa in più. Mi chiedevo: stanno approfondendo le mie risorse, oppure dubitano della mia capacità genitoriale da donna sola?
Ho fatto difficoltà a distinguere una domanda necessaria da un pregiudizio (ma forse anch’io ero prevenuta). Tornavo a casa stanca, ripensavo alle risposte, temevo che una frase detta male potesse compromettere tutto.
Alla fine i servizi hanno trasmesso la relazione al Tribunale. Ho sostenuto il colloquio con il giudice. Poi ho aspettato.
Quando è arrivato il decreto, ho pianto.
Ma insieme alla gioia è arrivata un’altra paura: e se l’idoneità non bastasse? Ora devo capire quale Paese e quale ente scegliere. Dalla notifica del decreto ho solo un anno per conferire l’incarico. Non devo concludere l’adozione in dodici mesi ma devo decidere una strada da intraprendere. E ho paura.
Ho paura di scegliere in fretta, o di lasciar passare i mesi senza decidere.
Il pensiero che mi fa più male è ritrovarmi con questo documento tra le mani, senza che mi porti a nulla. Non chiedo la garanzia di diventare madre, chiedo solo un momento per festeggiare senza dover subito pensare al prossimo ostacolo”.
Se sei interessat* all’adozione internazionale da single, ti accompagniamo noi! Scrivi ad affidiamoci@affidiamoci.it specificando il tuo territorio di residenza, se sei single o in coppia
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