UNIONI CIVILI LGBT+: UGUALI MA NON TROPPO


Nel 2016 l’Italia ha riconosciuto le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

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E’ stata fatta una cosa piuttosto raffinata: sono state riconosciute le coppie omosessuali evitando però accuratamente il termine matrimonio.

Insomma lo Stato italiano avrebbe potuto fare una cosa molto semplice ovvero aprire il matrimonio civile anche alle coppie omosessuali, invece NO! Ha preferito creare un istituto apposito, separato, in modo tale che, alla fine dei conti, la coppia omosessuale sia riconosciuta dallo Stato, ma non come sposata🙂

E non è un particolare: dal punto di vista giuridico sono profonde le differenze.

Nel matrimonio esiste l’obbligo reciproco di fedeltà previsto dall’art. 143 del Codice civile; nell’unione civile quest’obbligo non c’è.

Nel matrimonio esiste la separazione prima del divorzio; nell’unione civile no, si può arrivare allo scioglimento senza passare per la separazione.

Il matrimonio può essere contratto da due persone di sesso diverso; lunione civile è riservata a due persone dello stesso sesso.

Ma la differenza più pesante arriva quando dalla coppia passiamo alla famiglia.

La legge sulle unioni civili non ha introdotto quella stepchild adoption che avrebbe consentito di disciplinare espressamente nell’istituto il rapporto con il figlio o la figlia del partner. Quella parte venne eliminata durante l’iter parlamentare, così se da una parte la coppia omosessuale riceve un riconoscimento, questo non conta per la famiglia che può esserci intorno.

Perché?

Perché il punto, forse, non era solo concedere diritti, ma concederli senza rischiare di equiparare la famiglia eterosessuale con quella omosessuale.

Da qui un altro nome per definirla, un’altra legge, un altro istituto.

Matrimonio per alcuni.

Unione civile per altri.

Uguali davanti alla legge?

Quasi.

E quel quasi è esattamente il problema.

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