AFFIDO A DUE PAPA’: “PERCHE’ LE COPPIE OMOSESSUALI NON SI LASCINO SCORAGGIARE DAI TANTI RIFIUTI”


E’ da un anno che ho nel cassetto questa testimonianza, ed è ora che la pubblichi. Ci sono storie di affido che, anche quando sembrano interrompersi, continuano a scrivere pagine inaspettate di AFFIDIamoci. Questa è la storia di due uomini, compagni di vita da molti anni, che avevano deciso di aprire la propria famiglia all’accoglienza di un bambino. Dopo la formazione e non poche difficoltà incontrate nel proporsi come coppia omogenitoriale, era finalmente arrivata la possibilità di conoscere un ragazzino cresciuto fino ad allora in comunità. Avevano iniziato a frequentarsi, a conoscersi, a immaginare una quotidianità insieme. Poi, però, quel progetto di affido si era interrotto, lasciando domande, dolore e un senso profondo di perdita. Ma un affido che finisce non racconta necessariamente la fine del desiderio di essere genitori. Oggi voglio condividere la loro testimonianza che ci racconta come è proseguita la loro storia genitoriale.

“I servizi due anni prima, ci avevano consigliato di prenderci una pausa, di elaborare il lutto prima di accogliere un altro bambino.

Così, due anni dopo, mentre eravamo in vacanza all’estero, una telefonata ha cambiato di nuovo tutto. Era una assistente sociale che in quegli anni non aveva mai smesso di credere in noi. C’era urgenza: un bambino di pochi anni che aveva bisogno di una famiglia. Viveva in una comunità mamma-bambino ed era arrivato il momento che uscisse da lì.

Appena sentii la sua età e la sua storia, dissi subito sì. F., invece, era contrario. Aveva paura di soffrire di nuovo. La discussione fu dura, al punto da mettere in dubbio la nostra relazione. Ma io sentivo che non potevo lasciarmi sfuggire quella possibilità: desideravo con tutto me stesso diventare padre.

A fine agosto abbiamo incontrato la madre del piccolo insieme ai servizi sociali. Era una donna giovane, un po’ diffidente, ma curiosa di conoscere quei due gay a cui volevano affidare suo figlio. Quando ci vide, si tranquillizzò. Si rese conto che eravamo persone semplici, normali, molto lontane dai pregiudizi che aveva interiorizzato. Il fatto che fossimo insegnanti la rassicurava: pensava che avremmo potuto dare al bimbo quell’aiuto scolastico che lei, purtroppo, non riusciva a garantirgli.

Poco dopo, abbiamo incontrato M.. Era la prima volta che ci vedeva: si è presentato in completo da calcio, chiedendoci di giocare con lui. Capelli biondi rasati, occhi azzurri, lentiggini sul naso. F., in particolare, ne è rimasto subito folgorato.

Visti i tempi stretti, ci fu solo un altro incontro prima che venisse a vivere con noi. Quel giorno ci colpì per la sua maturità: aiutò a caricare le sue cose in macchina, salutò la mamma con un abbraccio e, senza pianti né esitazioni, venne con noi, entusiasta di scoprire la sua nuova cameretta.

Da tre anni, M. è diventato nostro figlio a tutti gli effetti. Ci chiama per nome, ma quando parla con gli amici dice i miei papà o mio padre dice…. Ha trasformato la nostra vita, riempiendola ogni giorno di significato. Ha affrontato una nuova scuola, nuovi compagni, nuove regole. Ha un insegnante di sostegno, che però non ama particolarmente: è un bambino determinato, vuole fare tutto da solo e vive con ansia i compiti. Quando è arrivato, non sapeva nemmeno scrivere in corsivo. Ma in pochi mesi ha superato molti limiti, con una forza e una volontà sorprendenti.

 Non ha mai avuto problemi a vivere con una coppia omosessuale, ma ovviamente il mondo esterno a volte fa sentire il peso dei pregiudizi: battutine, scritte offensive a scuola. Fortunatamente, M. ha vissuto questi due anni nella totale serenità. La nostra è, per lui, una famiglia normale. E nei weekend, quando passeggiamo per il centro, ci prende per mano, uno a destra e uno a sinistra.

 Purtroppo, da qualche tempo, gli incontri protetti con la madre sono sospesi per motivi suoi, e M. ne soffre. Però, ogni tanto, riesce a rivedere il fratellino, grazie alla collaborazione con l’altra famiglia affidataria.

Certo, ci sono alti e bassi, come in tutte le famiglie. Ma non potremmo essere più felici. M. è impegnativo, la nostra vita di coppia è cambiata, ma ne è valsa la pena. Lo vediamo crescere sereno, con ancora qualche ferita dentro, ma felice, soprattutto quando ci abbraccia prima di addormentarsi.

Condividiamo la nostra storia nella speranza che altre coppie omosessuali non si facciano scoraggiare dai rifiuti, ma trovino la forza di continuare”.

 G. e F. (due papà felici)

Se hai una storia da raccontare, inviala ad affidiamoci@affidiamoci.it e sarà pubblicata in forma anonima. AIUTACI A DIFFONDERE LA CULTURA DELL’ACCOGLIENZA!

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