AFFIDO AI NONNI: “L’A NOSTRA FAMIGLIA? UN ACCROCCO DI AMORE”


Da circa sei anni accompagno questa donna nel suo percorso di affido, alcune volte rimanendo dietro le quinte, altre volte facendo capolino fuori per interfacciarmi con le istituzioni. Oggi le ho chiesto di raccontare la sua storia perché è la dimostrazione che alcuni nonni possono essere straordinari affidatari dei propri nipoti, capaci di garantire loro stabilità, protezione e un presente sereno. A. è una nonna che ha cresciuto sua nipote da quando aveva appena 15 mesi, assumendosi quotidianamente le responsabilità di una mamma, senza mai dimenticare di essere sua nonna. L’affido intrafamiliare richiede di essere veri equilibristi degli affetti e delle responsabilità. Nel suo caso significa essere contemporaneamente: affidataria della bambina, madre della donna a cui è stata allontanata la figlia e nonna materna di quella stessa bambina. Tre ruoli delicatissimi, che richiedono equilibrio, consapevolezza e la capacità di proteggere un bambino senza cancellarne le origini. In quest’ottica, l’età può davvero essere un problema? O forse proprio la maturità e la saggezza permettono di affrontare questa complessità con maggiore consapevolezza? Non tutti i nonni possono essere affidatari, ma neppure tutti i trentenni! Questa nonna sta per compiere 65 anni. Sua nipote ne compirà 12 ed è già una promessa del calcio!

 

“Tra pochi giorni, quella che il mio compagno chiamava nocciolina ed io broccoline, spegnerà 12 candeline, io tra poco 65 invece, sí perché io non sono una mamma affidataria ma una nonna affidataria.

L. è entrata in questa casa che aveva 15 mesi, era stata in casa famiglia dalla nascita ma, tra il provvedimento del tribunale e la sua venuta in casa sono passati pochi giorni, pochi giorni in cui ci siamo conosciute.

Prima di prendere la decisione di offrirmi come affidataria ho voluto confrontarmi con assistenti sociali, psicologi, anche con medici, per avere un confronto, la mia situazione era un pochino diversa dal solito: nonna della bimba, madre della donna a cui avevano allontanato la figlia, dunque avevo un “duplice” ruolo, non volevo prendere decisioni di pancia o di cuore, ma la decisione migliore per tutti.

Ho valutato che avevo 55 anni, che probabilmente potevo vivere un periodo di assoluta autonomia, avevo casa, lavoro, un compagno, ma avevo soprattutto la certezza che non volessi interrompere il legame tra la bimba e la madre (mi sono sempre considerata una traghettatrice, la persona che avrebbe mantenuto il legame tra le due).

È stato tutto facile o semplice? Se dicessi di sì direi una bugia: ho dovuto cambiare sede di lavoro, orari, affrontare malattie della piccola, malattie dei genitori, affrontare una pandemia, terapie della piccola, la dad, le sfaccettature che aveva il mio ruolo…

Negli anni qualcuno mi ha definito più come mamma che nonna di L. ma ho sempre specificato che sono la nonna, sicuramente un modo diverso di esserlo, un modo diverso di crescere una bambina.

Però non esiste un codice d’amore, di affetto, come non esiste più un solo tipo di famiglia. Nel mio caso è stato importante ribadire sempre a L. che la mamma le vuole bene, questo forse non l’ha fatta sentire abbandonata o diversa. Non so definire con una parola quello che significa crescere L. so solo che sicuramente non siamo perfetti, la diversità che forse qualcuno vede è anche il modo in cui L. vede la famiglia, sa da sempre che non esiste un solo tipo di famiglia. Sa che l’amore, il rispetto, è dato dalle persone, non dalle classificazioni, dall’età, dal sesso, dai ruoli, questa è una cosa che lei ha chiara da sempre.

Adesso quella che chiamavamo nocciolina o broccoline è una ragazzina adolescente, che fa calcio, e che mi insegna il linguaggio giovanile. Ha rubato il mio tempo? No perché grazie alla gestione della nostra famiglia, ho avuto modo di non abbandonare quelli che erano e che sono i mie interessi. Sono impegnata nel sociale, partecipo ad una serie di iniziative, incontri, vado a teatro, al cinema, a mostre, all’opera, ho organizzato presentazioni di libri, dibattiti. Sono stanca? Dei giorni sí, ma come sarebbe stanca qualsiasi donna di qualsiasi età.

Tempo fa ho avuto modo di vedere una serie tv, una delle protagoniste ad un certo punto per descrivere una famiglia non convenzionale, l’ha definita un accrocco d’amore, e mi sono ritrovata in quelle parole: la nostra non è una condizione abituale, la nostra famiglia ha pochissimo di convenzionale ma sembra funzioni. La famiglia è il luogo, il posto dove più che in altri l’accrocco di amore spessissimo funziona, meglio che in altre situazioni”.

(A. una Nonna molto materna)

 

Se hai una storia da raccontare, inviala ad affidiamoci@affidiamoci.it e sarà pubblicata in forma anonima. AIUTACI A DIFFONDERE LA CULTURA DELL’ACCOGLIENZA!

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