Succede da anni..
Pubblichiamo l’Appello di un bambino in attesa di una famiglia affidataria o adottiva e, dopo tre secondi, compare puntualmente il commento: Ma non c’è una zia?
Oppure un nonno.
O un cugino.
Insomma…qualcuno della famiglia che possa accoglierlo?
La domanda è legittima. Anzi, è una bella domanda, perché significa che dietro c’è il desiderio di capire come funzionano davvero l’affido e l’adozione…ma la risposta, però, è molto più deludente di quanto si possa immaginare.
Prima di decretare un procedimento di affido eterofamiliare o di adozione, il Tribunale cerca sempre tra i parenti del minore se c’è qualcuno disponibile.
Il Tribunale per i Minorenni non prende un bambino e lo colloca nella prima famiglia affidataria/adottiva disponibile! La Legge 184/83 impone di verificare se esistano parenti entro il quarto grado pronti (e idonei) ad accoglierlo: perché ogni bambino ha innanzitutto il diritto a crescere all’interno della propria rete familiare.
Ma…non basta essere zii o nonni (ed è qui che arriva il punto che sfugge a molti). Essere parenti non significa automaticamente poter accogliere un bambino. Il Tribunale deve verificare se quel nonno, quella zia o quel cugino siano realmente in grado di proteggerlo, crescerlo e offrirgli un ambiente stabile.
Perché condividere il cognome è una cosa, sapersi prendere cura di un bambino che ha subito maltrattamenti, trascuratezza o violenza assistita è tutta un’altra storia.
E questo accade quando qualche parente si fa avanti…(perchè poi ci sono anche casi -molti- in cui nessun parente dà la propria disponibilità).
Quando poi pubblichiamo gli Appelli di pronta accoglienza, siete anche di più a immaginare che si salti a piè pari la disponibilità dei parenti…forse perché l’urgenza vi fa pensare ad una decisione presa in fretta? In realtà succede proprio il contrario!
Se un bambino deve essere collocato con urgenza significa che, in quel momento, non può più restare dove vive ma prima di arrivare alla ricerca di una famiglia esterna alla sua rete familiare, il Tribunale ha già verificato se esistano parenti entro il quarto grado che possano occuparsene.
Se l’Appello arriva a noi, è perché quella soluzione non è stata possibile oppure non è risultata conforme all’interesse del minore.
Insomma, dietro ogni appello c’è molto più di un post sui social.
Quando condividiamo un Appello, voi vedete solo poche righe, ma dietro ci sono fascicoli, relazioni, colloqui, riunioni, valutazioni e decisioni che spesso durano mesi. Noi raccontiamo solo l’ultimo tratto della storia: quello in cui un bambino ha bisogno di una famiglia.
Per questo, la prossima volta che leggerete uno dei nostri Appelli e vi verrà spontaneo scrivere: Ma non c’è una zia? pensate che sicuramente è stata una delle prime domande che si è posto anche il Tribunale. E se oggi quel bambino cerca una famiglia, vuol dire che la Zia non si è proprio presentata, o se si è presentata non è stata ritenuta idonea ad occuparsene.
Triste? Sì, ma è ancora più triste non fare nulla per impedire che quel bambino sia costretto a vivere in una struttura anche per anni.
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