AFFIDO E COMUNITA’: M., DOPO 10 ANNI IN COMUNITA’, DICE SI’ A UNA FAMIGLIA SENZA SAPERE COSA FOSSE


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Dieci anni in comunità.

Dieci.

E poi M., quando aveva quasi 11 anni, è stato chiamato dal Giudice che gli ha chiesto se voleva andare in Famiglia.

Fino a quel momento naturalmente M. non aveva proprio idea di cosa potesse significare vivere in una famiglia e poi nessuno gli aveva mai raccontato la differenza tra affido e adozione, come nessuno gli aveva spiegato i suoi diritti o le possibilità previste per lui.

Niente.

A quel punto M., davanti al Giudice, ha fatto quello che sul momento gli sembrava più ovvio: ha messo insieme i pezzi e ha tratto una conclusione. Ha detto SI’, perché nei 10 anni di comunità, una cosa gli era rimasta impressa: ogni tanto qualche suo compagno spariva dalla comunità e non tornava più, andava in famiglia…ed era contento di farlo! Quindi doveva essere una cosa buona.

Fa sorridere, vero?

Nel Paese delle linee guida, dei protocolli, delle équipe multidisciplinari, dei PEI, dei tavoli tecnici e delle relazioni trimestrali, un bambino può trascorrere dieci anni in comunità senza che nessuno gli spieghi cosa siano l’affido e l’adozione.

Dieci anni.

Dieci anni durante i quali tutti parlano di lui, decidono per lui, scrivono di lui, progettano per lui. Ma non con lui.

E viene da chiedersi perché. Perché comunità, tutori e servizi non ritengono fondamentale informare i bambini istituzionalizzati sulle possibilità che riguardano la loro stessa vita?

Forse perché un bambino informato è un bambino che desidera?

E un bambino che desidera è un bambino che inizia a fare domande: Potrei avere una famiglia anch’io?

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