Partiamo da una costante ormai (quasi matematica): quando una coppia omosessuale o un single viene coinvolto in un affido (o in una adozione art. 44), molto spesso il minore abbinato (da Tribunali e Servizi sociali) ha bisogni speciali. Coincidenze? Non proprio. Vediamo allora quando succede, come avviene e soprattutto perché, ché forse dietro c’è più logica (e pre-giudizio) di quanto si voglia ammettere.
L’Adolescente
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Coppie omosessuali spesso abbinate ad adolescenti con una motivazione implicita del tipo: un adolescente ha già una identità sessuale formata.
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Single (donne) possono essere considerate per adolescenti, ma spesso con cautela, specie se l’adolescente è maschio (immaginabile la motivazione!)
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Single uomini raramente vengono scelti per adolescenti, a causa di stereotipi legati alla sessualità o alla presunta incapacità di cura.
Il Minori vittima di abuso o maltrattamenti
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Coppie omosessuali maschili raramente abbinate, per paura di pregiudizi o reticenze legate all’abuso.
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Coppie lesbiche più accettate, specie se il minore è femmina.
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Single uomini spesso esclusi per timori legati all’immaginario dell’abuso.
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Single donne talvolta ritenute più sicure per bambini abusati.
Il Minore con disabilità
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Coppie omosessuali spesso accettate quando nessun altro è disponibile, come se la loro apertura fosse l’ultima spiaggia da considerare.
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Single donne accettate anche loro come ultima spiaggia ma con valutazioni sul carico assistenziale.
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Single uomini spesso esclusi sempre per timori legati all’immaginario dell’abuso (insomma il single uomo non ha scampo, diciamolo, deve essere più che referenziato!)
Stereotipo diffuso:
Chi accetta un bambino con disabilità lo fa per missione – si rischia di medicalizzare l’affido e di relegarlo a famiglie speciali, molto motivate al servizio.
Gruppo di fratelli
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Coppie omosessuali raramente proposte per intere fratrie, soprattutto se sono più di 2 minori.
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Single mai considerati per fratrie, tranne rari casi di affido part-time o in emergenza.
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Coppie omosessuali a volte ricevono proposte per fratelli in cui uno è con disabilità grave.
Stereotipo diffuso:
Solo una famiglia tradizionale può garantire stabilità a un gruppo di fratelli.
A conti fatti, quindi, nonostante la legge 184 non escluda affatto le famiglie omosessuali o i single dall’affido, nella pratica continuano a essere trattati come soluzioni di riserva, buone quando proprio non si trova di meglio. Le famiglie omogenitoriali vengono ancora vissute come un’eccezione da maneggiare con cautela, mentre i single — soprattutto se uomini — restano imbrigliati in pregiudizi tossici: l’idea, mai davvero superata, che un uomo solo non possa essere capace di cura, o peggio, che rappresenti un rischio.
Gli abbinamenti troppo spesso non si fondano su un’attenta lettura delle risorse e delle relazioni, ma su automatismi culturali duri a scalfire. E così, alle famiglie non convenzionali, si propone sistematicamente ciò che il sistema considera più difficile: adolescenti, disabilità, situazioni complesse.
Il risultato? Si rischia di non rispondere ai bisogni di tutti i bambini e ragazzi istituzionalizzati da anni che attendono una Famiglia, per sempre o per un pò.
Superare questi automatismi non è un favore da fare agli affidatari single, o in coppia omosessuale: è un dovere verso chi, senza pregiudizi, aspetta qualcuno che ci sia.
PS. La slide è ripresa dal corso Bisogni speciali? Sì, grazie! che terremo giovedì 16 maggio alla Comunità Capodarco di Fermo e che se vorrete potrete seguire al Link: https://meet.google.com/rzj-hany-gsk
Karin Falconi
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