COPPIE OMOSESSUALI E AFFIDO: COSA FRENA GLI OPERATORI?


Siamo nel 2025 e in alcuni Tribunali, quando si sente parlare di affido e coppie omosessuali nella stessa frase, ancora qualcuno sobbalza sulla sedia.

Le obiezioni che si sentono più spesso?

Suonano più o meno così:

Un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà;

Ha già vissuto traumi, ora gli serve una famiglia normale!

In una famiglia omosessuale sarà discriminato (il cosiddetto minority stress)

La sua famiglia d’origine non accetterebbe (e questa, tra tutte, è forse l’unica obiezione ad avere un fondamento su cui riflettere);

Se adolescente può andare, perché la sua identità sessuale è già formata;

Ora, senza entrare nei dettagli della letteratura scientifica che da anni ci dice che i bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali non subiscono alcuna influenza negativa (non più di quelli cresciuti da genitori etero) proviamo a guardare i fatti, quelli che emergono ogni giorno con il progetto AFFIDIamoci di M’aMa.

Le famiglie nate con AFFIDIamoci dimostrano che i genitori affidatari in coppia omosessuale (purchè opportunamente formati dagli enti territoriali) sono una risorsa preziosa.

E in un momento storico in cui i minori in attesa di famiglia sono sempre di più, non possiamo permetterci di trascurare questa possibilità.

Così ho ritenuto utile mettere nero su bianco, a fronte delle obiezioni sopra elencate, alcuni punti di forza che osserviamo nelle coppie omosessuali che scelgono di intraprendere il percorso di affido:

Innanzitutto la grande apertura nell’accogliere un bambino nato da un’altra coppia.

Sì perché le coppie omosessuali, proprio perché fin dall’inizio vivono la propria idea di genitorialità legata al concetto di Accoglienza, si mostrano molto più naturalmente aperti ad accogliere il vissuto e la storia del bambino, incluso il legame con la famiglia d’origine. Questo può tradursi in una maggiore disponibilità a collaborare con i servizi e con i genitori biologici, laddove possibile, promuovendo una rete relazionale più ricca e stabile per il minore.

La disponibilità ad accogliere minori senza preconcetti culturali, sanitari o anagrafici

Non avendo (o potendo avere) aspettative predefinite su gravidanza o filiazione biologica, molte coppie LGBT arrivano all’affido con una maggiore apertura all’imprevedibilità: che si tratti di età, origine etnica, condizione di salute o disabilità. Questo approccio inclusivo rende più facile l’abbinamento anche con quei minori che solitamente incontrano maggiori difficoltà nel trovare una famiglia disponibile, quei minori definiti dagli stessi operatori difficilmente collocabili (e per questo più frequentemente abbinati alle famiglie LGBT: gli adolescenti e i bambini con gravissime disabilità).

La capacità ad affrontare isolamento e discriminazione

Avendo vissuto in prima persona forme di stigma sociale, le coppie omosessuali sviluppano una sensibilità particolare verso i temi dell’inclusione, dell’identità e del riconoscimento. Questo bagaglio di esperienze si trasforma in una risorsa educativa preziosa, perché consente di offrire al bambino strumenti per affrontare eventuali discriminazioni o vissuti di esclusione, aiutandolo a costruire un senso di appartenenza solido e positivo.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui vale la pena continuare a credere- e investire- nelle tante coppie affidatarie omosessuali che attendono l’opportunità di mettersi in gioco (e che spesso -diciamolo attendono anche anni!).

Perché, in fondo, il punto resta sempre lo stesso: garantire ad ogni bambino il diritto di crescere in famiglia. Quella più adatta a lui (sempre che la sua famiglia di origine non possa esserlo).

One thought on “COPPIE OMOSESSUALI E AFFIDO: COSA FRENA GLI OPERATORI?

  1. Il problema non sono le coppie omosessuale ma il fatto di adottare bambini che possono recuperare con le famiglie di origine peccato che questo concetto non viene capito a volte diventa un problema che per farecontente le coppie adottive si rovina la parentela originale che e molto numerosa dio tiprego

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