È una delle domande che mi fate più spesso: Ma quanto danno al mese per un bambino in affido?
E subito dopo: Allora perché a me non è mai arrivato nulla?
Sul primo quesito, negli anni, ho sentito circolare cifre inimmaginabili: 800, 1.000, 1.500 euro al mese per bambino.
No, non funziona così.
Intanto facciamo chiarezza: il contributo è previsto dalla legge e non è lo stipendio dell’affidatario (!): è una misura di sostegno economico legata solo ed esclusivamente all’accoglienza del bambino, quindi non dipende dal reddito della famiglia accogliente.
Secondo punto (il più critico): non è uguale in tutta Italia. L’art. 5, comma 4, della Legge n. 184/1983, stabilisce infatti che Stato, Regioni ed enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze e disponibilità di bilancio, intervengano con misure di sostegno e di aiuto economico in favore della famiglia affidataria.
Quindi, se ci chiediamo a quanto ammonta? La risposta è un laconico…dipende!
Dipende dalla Regione, dal Comune, dall’Ambito territoriale, dal regolamento applicabile e dalla tipologia di affido (se part-time, se residenziale, se di pronta accoglienza…).
Per questo può succedere che due famiglie affidatarie, con bambini della stessa età e bisogni analoghi, ricevano cifre sensibilmente diverse semplicemente perché vivono in territori differenti. Gli importi possono andare, a seconda dei regolamenti locali, da poche centinaia di euro a cifre sensibilmente più alte.
L’entità del contributo poi va distinto dall’eventuale rimborso di determinate spese straordinarie: una famiglia può ricevere un contributo mensile e avere contemporaneamente diritto, secondo il regolamento applicabile e il progetto di affido, al rimborso separato di alcune spese. Quindi, all’inizio dell’affido, non imbarazzatevi a chiedere per iscritto: che cosa comprende il contributo mensile? Quali spese possono essere rimborsate separatamente? Sono previste maggiorazioni per la situazione specifica di questo bambino?
Qui è interessante andarsi a leggere Il Quaderno della Ricerca Sociale n. 66 – Dati SIOSS Report 2024 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dove traspare chiaramente che una regolamentazione formale del contributo economico alle famiglie affidatarie è presente solo nel 52% dei territori e che, laddove esiste, nell’87% dei casi il contributo non viene erogato sulla base dell’ISEE.
E quel 52% racconta una notevole disomogeneità territoriale.
Arriviamo alla domanda più assurda che mi rivolgete: Perchè a noi il contributo non arriva?
E sì che avete chiesto il perché a tutore, servizi, curatore…ottenendo solo risposte del tipo: stiamo verificando; dovrebbe partire; manca solo una firma…per arrivare a ricevere l’immancabile “La collega che segue queste cose oggi non c’è”.
A quel punto cosa potete fare? Prendete il decreto o provvedimento di affido, il progetto individuale, l’eventuale patto sottoscritto con i servizi e soprattutto il regolamento dell’ente territorialmente competente.
Dovete capire:
-
chi è l’ente tenuto all’erogazione;
-
quale importo è previsto;
-
da quando decorre (se sono quindi previsti gli arretrati, da quale data e in base a quale disposizione);
-
se occorre presentare una domanda;
-
con quale periodicità viene pagato;
-
se sono previste maggiorazioni;
-
quali spese straordinarie possono essere rimborsate.
Non sprecate più tempo al telefono, mandate PEC o comunicazioni protocollate (come ricorda sempre Emilia). Lasciate tracce indelebili delle vostre richieste!
Scrivete al responsabile del Servizio sociale, al Servizio affidi, all’ufficio amministrativo competente. Chiedete formalmente:
-
l’attivazione del contributo;
-
l’importo riconosciuto;
-
il criterio utilizzato per determinarlo;
-
gli estremi del regolamento o dell’atto amministrativo applicato;
-
la decorrenza;
-
la data prevista per la liquidazione;
-
l’eventuale corresponsione degli arretrati;
-
le eventuali maggiorazioni;
-
una risposta scritta.
Non fermatevi qui. Se la pratica sembra essere stata inghiottita da un buco nero, richiedete un accesso agli atti ai sensi della Legge n. 241/1990 (per pura magia, alcune pratiche disperse per anni nella galassia della Pubblica Amministrazione, quando qualcuno chiede formalmente di vederle…ricompaiono d’incanto!).
E se anche questo non dovesse bastare…con l’assistenza di un legale o di un’associazione competente, procedete ad una diffida formale affinché l’amministrazione concluda il procedimento. Perchè a questo punto non è solo una questione di soldi ma riguarda proprio la sostenibilità del progetto di affido: accogliere un bambino non significa che la famiglia affidataria debba sostituirsi economicamente alle istituzioni.
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