SINGLE E ADOZIONE INTERNAZIONALE: IL TRIBUNALE DI VENEZIA APRE LA QUESTIONE “COPPIE LGBT+”


Due uomini uniti civilmente chiedono di accedere all’adozione internazionale. Il percorso valutativo dà esito favorevole, ma la normativa impedisce di procedere come coppia. Il Tribunale per i minorenni di Venezia, con l’ordinanza del 12 marzo 2026, porta questa esclusione davanti alla Corte costituzionale, contestando l’articolo 29-bis della legge 184/1983.

Il punto di partenza è la sentenza 33/2025 che, in Italia, ha aperto l’adozione ai single nei paesi esteri che la permettono.

Una decisione con cui la Corte costituzionale ha riconosciuto che anche una persona sola può offrire un ambiente stabile e armonioso e che escluderla in partenza può penalizzare lo stesso diritto del bambino a trovare una Famiglia. Il desiderio di diventare genitori non attribuisce un diritto a ottenere un figlio, ma rientra nella libertà di autodeterminazione e deve essere considerato insieme ai primari interessi del minore.

Una svolta che rende ancora più difficile ignorare la domanda posta oggi da Venezia: come si giustifica l’esclusione di due persone che hanno formalizzato il loro legame e condividono un progetto genitoriale?

Il Tribunale richiama l’uguaglianza, la tutela della vita privata e familiare, il divieto di discriminazione e il superiore interesse del minore. Evidenzia il paradosso di una coppia che dovrebbe sciogliere l’unione civile, far adottare uno dei partner come singolo e chiedere successivamente l’adozione in casi particolari per l’altro. Un percorso che ritarderebbe il riconoscimento del bambino come figlio di entrambi. Il giudizio è sospeso e gli atti sono trasmessi alla Consulta.

Prima chiediamo alle famiglie stabilità. Poi il legame che la rende giuridicamente riconoscibile diventa un ostacolo – è questo il nodo che, come AFFIDIamoci, voglio mettere al centro.

Per un bambino adottabile, la stabilità deve tradursi in presenza, cura e responsabilità. Nella capacità di accogliere una storia che precede l’incontro. Di rispettare le origini. Di attraversare rabbia, paura e conflitti di lealtà. Di chiedere sostegno quando il desiderio di accogliere incontra la complessità dell’accoglienza. Sono competenze da verificare nelle persone concrete. Nessuna coppia le possiede automaticamente. Nessun orientamento sessuale può sostituire questa valutazione.

E nessun bambino dovrebbe perdere una possibile opportunità di famiglia per un’esclusione che prescinde dalle capacità di chi si propone.

Questa ordinanza può essere un passo verso l’accesso all’adozione internazionale per le coppie dello stesso sesso unite civilmente. Un eventuale accoglimento potrebbe consentire loro di presentare domanda ed essere valutate insieme. Non è ancora un’apertura acquisita.

Resterebbero necessari la valutazione di idoneità, un abbinamento centrato sui bisogni del bambino e il rispetto delle regole del Paese d’origine. L’eventuale apertura italiana non renderebbe automaticamente possibile adottare in ogni Paese ma il cambiamento sarebbe sostanziale: poter affrontare il percorso come la famiglia che si è, assumendosi insieme le responsabilità che comporta.

Quindi, la domanda che mi faccio è: quante possibilità di accoglienza siamo disposti ad escludere prima ancora di verificare se potrebbero essere “giuste” per “quel” bambino?

Se sei interessat* all’adozione internazionale da single, ti accompagniamo noi! Scrivi ad affidiamoci@affidiamoci.it specificando il tuo territorio di residenza, se sei single o in coppia

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