C’è un dato che molti si ostinano a ignorare, forse perché rompe la narrazione rassicurante delle famiglie normali e dei bambini facili: a spalancare la porta di casa ai minori più fragili -quelli con disabilità gravi, storie di abusi, fratelli da non separare, adolescenti che il mese successivo festeggiano il 18esimo compleanno- sono quasi sempre le persone single e le coppie omosessuali.
Proprio loro. Quelle famiglie che il sistema fatica ancora a riconoscere ma che nei fatti si prendono cura dei minori più complessi con un coraggio e una continuità che raramente trovano spazio nelle relazioni istituzionali.
Famiglie capaci di accoglienza, resilienza, stabilità affettiva.
Noi di AFFIDIamoci lo sappiamo bene: queste famiglie non cercano visibilità, non sventolano bandiere. Chiedono solo strumenti giuridici adeguati, tutele vere, protezione dei legami, riconoscimento delle responsabilità assunte. Chiedono, soprattutto, che il legame costruito con il loro bambino/adolescente possa essere riconosciuto e tutelato, nel supremo interesse del minore.
Ora, che in Italia le coppie omosessuali non possano adottare secondo la procedura ordinaria lo sappiamo. Ma esiste un varco normativo: l’art. 44 della Legge 184/1983, che consente l’adozione in casi particolari a chi ha instaurato un rapporto stabile e duraturo con il minore. E così, grazie a questo spiraglio legislativo, tante famiglie mono e omogenitoriali hanno potuto portare a casa bambini considerati non collocabili da nessun altro.
Portati a casa, sì. Ma tutelati? Non del tutto.
Perché se l’art. 44 viene applicato ad una coppia omosessuale, solo uno dei due partner può adottare, anche se uniti civilmente, anche se vivono insieme da anni, anche se il minore chiama entrambi papà o mamma.
L’altro? Invisibile. Fuori scena. Giuridicamente un estraneo.
E non importa se questo genitore fantasma ha sempre accompagnato il bambino a scuola, o ha fatto i colloqui con gli insegnanti, cucinato, cambiato le lenzuola…
Per la legge non esiste.
E così, se succede qualcosa -una malattia, una separazione, o la morte del genitore legalmente riconosciuto- il bambino resta solo. E l’altro genitore? Non è nessuno. Il legame affettivo? Cancellato. La relazione? Azzerata. La continuità? Non pervenuta.
Ora affrontiamo il nodo più assurdo e tragico: la morte dell’unico genitore adottivo. In quel caso, il minore può essere immediatamente riportato in comunità. Nessuna eredità affettiva riconosciuta. Nessuna tutela. Si tratta di un vero e proprio abbandono istituzionalizzato, con timbro e firma in calce.
Una falla giuridica che mette a rischio la sicurezza affettiva dei minori ed è per questo che AFFIDIamoci, con M’aMa, chiede a gran voce una riforma che consenta ad entrambi i partner di una coppia omogenitoriale di adottare ai sensi dell’art. 44.
Non è una battaglia ideologica.
È protezione del minore, continuità affettiva, stabilità di vita.
È una questione di diritti fondamentali, di uguaglianza nell’accesso alla genitorialità per la tutela dei legami affettivi.
Chi si occupa di minori ha il dovere di dirlo chiaramente: non si può lasciare un bambino senza tutele solo perchè ha avuto la colpa di essere stato amato da chi lo Stato non è ancora pronto a riconoscere.
Karin Falconi
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